NEXUM_e-bike bicicletta elettrica

La bicicletta batte la Ferrari. Possibile? Non certo in velocità, ovviamente. Ma, quanto a fatturato, l’insieme degli spostamenti su due ruote in Italia supera i 6,2 miliardi di euro, il doppio del Cavallino rampante. E anche le esportazioni di vino sono nettamente battute dai ricavi del settore bici. Lo spiega dettagliatamente il I Rapporto di Legambiente L’A BI CI, dedicato all’economia ciclabile nelle città italiane, presentato a maggio 2017. Se ne è parlato poco, ma noi proviamo ad analizzare nel dettaglio i risultati.La cifra racchiude i proventi della produzione di bici e accessori, delle ciclo-vacanze e dell’insieme delle ricadute positive generate dai ciclisti come, ad esempio, il risparmio di carburante, i benefici sanitari per adulti e bambini, la riduzione dell’assenteismo sul lavoro, dei costi ambientali e sociali prodotti dai gas serra, il miglioramento della qualità dell’aria, il contenimento dell’inquinamento acustico, dei costi delle infrastrutture e dell’artificializzazione del territorio.

Si tratta di una cifra straordinaria, se si pensa che in Italia l’uso della bici per gli spostamenti urbani è limitato al 3,6% della popolazione e che il settore turistico su due ruote è ancora troppo poco sviluppato, nonostante le enormi potenzialità del nostro territorio. E il paradosso si rafforza, considerando che l’Italia è il maggior produttore di biciclette in Europa (18% del totale) ma, in rapporto alla popolazione, le vendite sono molto basse rispetto agli altri Paesi europei e la spesa media per una bici si aggira sui 300 euro, decisamente inferiore rispetto alle cifre che ciclisti incalliti come olandesi e danesi sono disposti a spendere.

Nel nostro Paese, sono circa 3mila le imprese del settore che danno lavoro a quasi 8mila addetti, tra produzione, riparazioni e accessori, in crescita negli ultimi anni, e concentrate in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Il Centro- Nord la fa da padrone anche nella classifica delle città italiane bike-friendly: Bolzano, Pesaro, Ferrara, Treviso, Reggio Emilia, Ravenna, Forlì, Novara, Padova, Pisa, Rimini, Cremona. Il motivo? Una grande attenzione alle infrastrutture ciclabili, dai percorsi urbani appositamente studiati di Bolzano alla Bicipolitana di Pesaro, esempio virtuoso in continua estensione. Sono, questi, esempi di approcci innovativi allo spazio urbano e di redistribuzione dei pesi delle diverse componenti del trasporto. “Nel contesto europeo – si legge nel Rapporto – sempre più, si sta superando la logica della separazione dei flussi (marciapiedi ai pedoni, ciclabili alle bici, preferenziali per i bus e poi più corsie al servizio della marcia e la sosta delle auto) con una nuova consapevolezza: ridisegnare vie e piazze con l’obiettivo di sottrarre superficie all’invadenza dell’auto per redistribuirla almeno in parte alle persone ha impatti positivi non solo sulla mobilità, ma anche su ambiente, salute, economia, relazioni sociali, qualità della vita”.

Il tema sicurezza si intreccia saldamente con questi aspetti: i ciclisti sono ancora considerati utenza vulnerabile (nel 2015 ci sono state 251 vittime). E allora, non solo le zone 30km/h, ma anche la corretta progettazione delle piste ciclabili è fondamentale: una pista mal progettata, infatti, è più pericolosa della semplice corsia stradale e rischia di rimanere inutilizzata.

Spesso, però, anche le piste progettate nel migliore dei modi non riescono a incentivare l’uso delle bici. I dati dimostrano, infatti, che al notevole aumento dei percorsi ciclabili in Italia, non si è accompagnato un incremento dell’uso delle due ruote da parte dei cittadini: negli ultimi dieci anni le piste ciclabili sono raddoppiate, mentre i ciclisti urbani sono rimasti il 3,6% della popolazione. Serve, perciò, una pianificazione che guardi globalmente al sistema città e non alle sue singole componenti, includendo anche ciclo-parcheggi e bike sharing: “Ciclisti, pedoni e trasporto pubblico – spiega il Rapporto – crescono dove si rovesciano le gerarchie, dove cioè andare in auto diventa l’opzione meno concorrenziale e dove c’è garanzia di sicurezza per la cosiddetta utenza vulnerabile”.

Il Rapporto di Legambiente analizza anche il mercato delle biciclette elettriche, che negli ultimi anni è in crescita anche in Italia: dal 2011 al 2015 l’aumento delle vendite è stato di oltre 10mila unità all’anno (arrivando a 56.189 pezzi nell’ultimo anno considerato). Siamo sempre, purtroppo, a una ogni mille abitanti, contro l’1/66 dell’Olanda e il 40% del mercato in Germania. Ma le cose stanno cambiando anche da noi: sempre di più, infatti, la comodità dell’e-bike e il risparmio di carburante e bollo rispetto a un motorino, fanno propendere per l’acquisto di una bici a pedalata assistita. I modelli innovativi come NEXUM, inoltre, garantiscono sicurezza contro i furti, grazie al sistema di connessione che consente di ricevere sullo smartphone l’avviso dell’antifurto e usufruire della diagnostica a distanza: un motivo in più per passare alle due ruote elettriche in tutta tranquillità e a costi contenuti.

La strada, insomma, è ancora in salita, ma l’imperativo è sempre uno: pedalare!

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